I PARTITI E LA DEMOCRAZIA IN ITALIA

I PARTITI E LA DEMOCRAZIA IN ITALIA

venerdì 6 marzo 2015 19:31:57

Magnifico Rettore, Illustri ospiti, sono lieto di portarvi il saluto della Fondazione Giuseppe Tatarella e del suo Presidente, on. avv. Emilio Nicola Buccico, impossibilitato ad intervenire per improrogabili impegni professionali.

Ringrazio il Magnifico Rettore, prof. Antonio Uricchio, per aver accolto con entusiasmo la proposta della Fondazione di dar vita a queste giornate di studio sui principali temi dell’agenda politico-istituzionale del Paese. Un particolare ringraziamento sento di rivolgere anche ai prof. Logroscino e Lagrotta, che hanno curato l’organizzazione scientifica delle giornate. Saluto l´on. Luciano Violante, Presidente emerito della Camera dei Deputati, che, insieme al Prof. Uricchio concluderà domani i nostri lavori e tutti gli illustri docenti, convenuti da diverse università italiane.

Non saluto esponenti politici, perché non ci sono. Non sono interessati alla questione, anzi ritengo che siano contrari ad introdurre regole di democrazia all’interno dei partiti.

Le nostre giornate di studio hanno il pregio dell’attualità. La volta precedente ci siamo occupati della riforma della legge elettorale, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale.

Oggi ci occupiamo di un tema più complesso e controverso, di drammatica e sconvolgente attualità. Da un lato, i fatti di Roma dimostrano come i partiti siano ormai perforabili persino dalla malavita organizzata e, dall’altro, proprio domenica scorsa il prof. Sabino Cassese sul Corriere della Sera ha svolto alcune considerazioni, che ben possono servire da introduzione ai nostri lavori.

Personalmente mi permetto solo di fare alcune considerazioni.

I partiti, come li abbiamo conosciuti nel secolo scorso, oggi in Italia non esistono più. Eppure, essi hanno svolto una funzione importantissima- I partiti sono stati attori centrali nel processo di transizione dalla dittatura alla democrazia (1945-1948).

Nel momento più difficile della sua storia hanno accompagnato il nostro Paese e il popolo italiano nel passaggio istituzionale dalla monarchia alla repubblica, consegnandoci le regole della democrazia e della libertà, consacrate nella nostra Carta Costituzionale.

I partiti costruirono le istituzioni della nuova democrazia repubblicana e segnarono profondamente la vita politica nazionale.

Il modello organizzativo era quello classico del partito novecentesco di massa, con differenze di regole interne tra il PCI, fermo al centralismo democratico leninista che vietava le correnti, e tutti gli altri, che le ammettevano. Tutti i partiti avevano una diffusione capillare sul territorio, attraverso sezioni e organizzazioni collaterali. I due più grandi partiti di massa (DC e PCI) vivevano la propria organizzazione come una  “società che si fa stato”, secondo la nota definizione di Costantino Mortati. Già da allora i critici del sistema dei partiti, cito fra Giuseppe Maranini, parlarono di partitocrazia, censurando l’intromissione dei partiti in ogni ganglo economico, sociale e culturale del Paese.

 

I Partiti, privi di una regolamentazione legale, che il Parlamento non ha mai voluto ammettere, finirono presto per degenerare

Il sistema politico e istituzionale collassò anche per mancanza di una alternanza di governo, che aveva portato il Paese a un sistema di democrazia bloccata.

La mancanza di un’alternativa e di un ricambio democratico fra partiti e nei partiti generò il potere di una ristretta nomenklatura, e di una vera e propria casta. Espressioni oggi largamente utilizzate e che fotografano lo status di una classe politica che gode, oltre a un generoso trattamento economico, dell’assoluto privilegio dell’inamovibilità, dell’irresponsabilità e dell’impunità.

La corruzione che ne derivò, con il generalizzato finanziamento illecito di tutti i partiti, portò alla rivoluzione giudiziaria di tangentopoli, che colpì tutti i partiti della prima repubblica.

 

Il nuovo sistema che ne derivò ha cercato di favorire l’alternanza di governo attraverso un nuovo bipolarismo di coalizione e nel contesto di una democrazia maggioritaria, ma non ha legiferato sulla forma partito. Quello introdotto è stato comunque un bipolarismo fasullo, fondato su coalizioni eterogenee, inadatto ad assicurare la governabilità e il funzionamento di una normale democrazia dell’alternanza

La fallimentare esperienza del governo Prodi ( 2006-2008) ha segnato la fine del bipolarismo di coalizione e aperto la strada al tentativo di costruzione di “partiti a vocazione maggioritaria”.

Anche questo tentativo non ha dato i risultati sperati, mentre i partiti hanno assunto sempre di più la forma di movimenti lideristici, se non personali, o addirittura proprietari, come è certamente il caso del partito berlusconiano.

Il fallimento dei partiti e la loro degenerazione, confermati da una sempre più elevata astensione degli elettori, pone drammaticamente il problema del funzionamento democratico del Paese .

La corruzione è un fenomeno sempre più dilagante, come dimostrano le recenti inchieste di Roma, Milano e Venezia. E nei simulacri di partito, come li vediamo oggi, è scomparsa ogni forma di democrazia.

1.I parlamentari sono nominati da una ristrettissima oligarchia. La loro elezione dipende solo dai leader di partito, per cui rispondono solo a chi li ha nominati e non al popolo, come recita la Costituzione.

2.Nei partiti le regole vengono fatte e disfatte a piacimento da chi controlla la macchina organizzativa. Il dibattito interno è ridotto a un mero scontro di potere.

3.Le primarie, elogiate a sinistra e invocate a destra, sono una parodia della democrazia, inquinate, come dimostrano le cronache locali e nazionali, dalla mobilitazione di apparati clientelari e amicali.

4.La riformetta delle province ha ridotto ulteriormente gli spazi di democrazia, togliendo ai cittadini la possibilità di eleggere i suoi rappresentanti.

5. La democrazia del web propinataci dal duo Grillo-Casaleggio, si è rivelata un mondo senza regole, dove, ad onta dei proclami, continua a decidere solo uno per tutti.

 

La democrazia e la nostra Costituzione non conoscono un´alternativa ai partiti, attraverso i quali i cittadini possono "liberamente associarsi per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" ( art. 49 della Costituzione ).

 

Dobbiamo allora ritornare ai partiti, ed è questo l’obiettivo di queste giornate, disciplinandoli democraticamente con legge, in modo da garantire alla loro vita associativa e alle loro scelte politiche ed elettorali massima democrazia e trasparenza, attraverso regole certe, chiare e non modificabili.

 

La funzione dei partiti è ineliminabile, ma deve essere adeguata ai tempi moderni. Sono dei contenitori, degli strumenti che devono essere aggiornati e regolamentati. Non serve abolire il finanziamento pubblico ai partiti, serve, invece, riconoscere la personalità giuridica dei partiti, in guisa che statuti e regolamenti interni abbiano valore effettivo di legge e non siano discrezionali a seconda del leader politico di turno, che decide come e quando tenere un congresso e quando rinnovare le cariche.

Sono certo che dai vostri autorevoli interventi verranno indicazioni preziose per la continuazione di questa battaglia politica per la democrazia e la legalità.

Lascia un commento









quanto fa 3 + 7?

» Archivio

Concerto di beneficenza per ricordare Pinuccio Tatarella