LARGO AI GIOVANI IN POLITICA

LARGO AI GIOVANI IN POLITICA

sabato 14 febbraio 2015 20:11:26

In tanti, forse troppi, parlano e invocano spesso il ricambio generazionale.






Nessuno, però, riesce a praticarlo. Questo è uno dei tanti mali della politica italiana su cui Grillo specula e ha facile gioco. Dove i partiti investono sui giovani hanno ancora una possibilità di successo.






Il ricambio generazionale, da non confondere con  il giovanilismo, può rappresentare un deterrente efficace contro il populismo. La gente non vuole partiti nuovi, quelli che ci sono bastano e avanzano, né operazioni di marketing elettorale, ma volti nuovi.






Servono energie nuove. Viviamo in un paese vecchio, chiuso, bloccato. Un sistema da riformare, certo, ma non c’è tempo. Almeno – per quanto riguarda la politica – in questa Legislatura. E così è in atto uno scontro generazionale: i giovani “spingono”, non solo in politica, e i “vecchi” resistono.






Un recente studio dei giovani della Coldiretti è emblematico: l’Italia ha la classe dirigente – nelle banche, in chiesa, al governo – con l’età media più alta d’Europa. Il prezzo di questa “resistenza” lo sta pagando il Paese. Che invece di parlare di riforme, è fermo a discutere sulle alleanze elettorali, che invece di parlare di idee si blocca sui tatticismi esasperati, che invece di scegliere aspetta tempi migliori.






E’ il momento delle scelte. Di coraggio. Di osare. Di chiedere a chi oggi è visto come “vecchio”, di diventare “padre nobile”. Per essere ricordato bene e non con disgusto. Per passare il testimone a chi dovrà occuparsi e risolvere i problemi del paese: uno sforzo che richiederà almeno un decennio






I giovani devono avere la forza e il coraggio di caricarsi sulle spalle le cose da fare: tagliare la spesa pubblica improduttiva che è sempre più un mostro a difesa di chi sta nel sistema e opprime chi invece vuole realizzare un progetto di vita. Innovare un paese fermo e vecchio da troppo tempo: dall’Università alla PA, passando per la nostra Costituzione. Investire sulle nuove tecnologie e la ricerca, invece che continuare a sprecare soldi a fondo perduto. Sfruttare al massimo le risorse comunitarie e immaginare un peso e un ruolo forte del nostro Paese in Europa. Il primo passo verso il vero cambiamento può iniziare solo da qui, da un atto di fede per il futuro dei nostri figli. Per il futuro del nostro Paese, prima che sia troppo tardi.








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