DALLE AMMINISTRATIVE AL REFERENDUM. IL CENTRODESTRA NON E’ MORTO

DALLE AMMINISTRATIVE AL REFERENDUM. IL CENTRODESTRA NON E’ MORTO

mercoledì 8 giugno 2016 17:45:49
Condivido l’editoriale di qualche giorno fa sul Corriere della Sera del bravo notista politico Antonio Polito quando sostiene che le notizie sulla morte del centrodestra sono decisamente esagerate. 

Infatti, proprio nel peggiore momento della sua storia il centrodestra in queste Amministrative 2016 è ancora capace di raggiungere il 30%.

Certo siamo lontani dal 38% del Pdl delle politiche del 2008, tuttavia su 25 Comuni capoluogo di provincia il centrodestra frantumato, diviso, dato per finito, è al ballottaggio in 16 casi e vince una volta al primo turno, più o meno come il centrosinistra che conquista 18 ballottaggi (e ha già vinto domenica in tre Comuni). 

E nei Comuni sopra i 15mila abitanti il dato non è diverso. 
In Puglia Torremaggiore, Ruvo di Puglia,  Nardò (peraltro con tre cari amici ex An, Lino Monteleone, Antonello Paparella, Pippi Mellone) e San Giovanni Rotondo dimostrano che quello che rimane del centrodestra, quando trova candidati credibili e si allea con forze civiche, supera il centrosinistra che al primo turno esaurisce la sua spinta propulsiva e la platea a cui rivolgersi ai ballottaggi.

Alfano, Verdini e il loro tentativo di portare il centro verso Renzi è fallito, anzi hanno fatto perdere voti al Pd che sono andati a sinistra o ai Cinque Stelle.

Il centrodestra oggi è a un bivo tra due modelli: quello “romano” con un centrodestra diviso e una destra che da sola non solo non vince, ma che arriva terza nonostante un leader spendibile come Giorgia Meloni, e quello “milanese” con un centrodestra nella versione classica, unito e competitivo, che arriva a pari merito con il centrosinistra.

Sono gli attuali partiti, e le loro classi dirigenti, che rappresentano il centrodestra il problema serio di questo schieramento dilaniato da personalismi e guerre di posizione.

Forza Italia non esiste più. Un partito senza guide locali, struttura, sedi, idee, anima e leader.

La Lega non ha sfondato al sud dove continua a raccogliere ex personale politico di destra in cerca di una nuova collocazione.

Fdi, esclusa Roma, ha confermato che una cosa è Giorgia Meloni altra è un partito che sul territorio non ha radicamento se anche a Napoli, dopo Roma suo feudo principale, nonostante fosse candidato sindaco il suo deputato Tagliatela, per tanti anni potente assessore regionale, raccoglie l’1,2%.

A Roma e Torino il partito di Berlusconi è sotto il 5% ma a Milano Forza Italia supera il 20% e quasi doppia la Lega e a Napoli,  coni suoi voti sommati alle liste civiche di Lettieri, adirittura sorpassa il Pd.  Forza Italia è certamente alla fine di una storia, ma è ancora il primo partito del centrodestra in Italia. 

Salvini e Meloni non sono percepiti dagli elettori di centrodestra come leaders nazionali in grado di rappresentare tutta una vasta area politica. Il primo non esiste da Roma in giù, la seconda è debolissima fuori dal Lazio.

Il centrodestra, dunque, non è morto, come saggiamente sottolineato da Polito, ma è frantumato. 

“È uno stato d’animo più che una coalizione. Un arcipelago di elettori, invece che una forza politica. Però proprio queste Amministrative ci ricordano che dovunque ritrova un capo e un progetto ridiventa competitivo. Si capisce ora molto meglio di che materiale deve essere fatto il bostik per riattaccarne i pezzi. “

 Il "No" al referendum costituzionale di ottobre è il primo banco di prova per riunire il centrodestra e ritrovare le ragioni di una grande e forte alleanza in grado di competere con Renzi alle prossime, forse imminenti, politiche, in caso di bocciatura della Riforma costituzionale Boschi.


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